Pubblico una lettera
Di tanto in tanto qualche lettore mi scrive. Spesso diventiamo amici. Oggi ho la sensazione di dover pubblicare questo ampio stralcio tratto da una lettera che ho appena inviato. Forse sarà utile anche a te. Ovviamente non cito né il destinatario, né la domanda iniziale, ma… prova a leggere e vedrai: forse ti sorprenderà!
[…] Detto questo anch’io ho molto riflettuto sulle tue domande in questi giorni e mi sono dato delle risposte. Sai, per me è naturale – ma davvero naturale – sentire la presenza di Dio al punto che davo per scontato che tutti la provassero, ma solo non la volessero ascoltare. Confrontandomi con te ho capito che forse non è così. Perché tu davvero lo vorresti percepire, emerge chiaramente dai tuoi racconti, ma per quanto tu ti impegni non riesci a “sintonizzarti” bene per riceverlo. Intendiamoci: neppure io sento la voce di Dio, ma sperimento tante piccole sensazioni, che mi accompagnano nella vita di tutti i giorni, che mi fanno capire che Lui è qui, accanto a me. Forse mi sono semplicemente allenato a tal punto da aver sviluppato una maggior “sensibilità spirituale”, o forse non dipende da me, ma quello che ho e adopero è un dono di Dio che ad altri manca. Di certo ti posso dire che io con Dio ci parlo spesso (anche se non a parole). Ma soprattutto ricevo delle risposte (che altrettanto non sono fatte di parole). Mi succede tutti i giorni, più volte al giorno. Anzi, ormai è una compagnia alla quale non riesco a rinunciare. Anche ora, mentre ti scrivo, ad ogni frase mi interrogo, ascolto le ispirazioni che ricevo sotto forma di sensazioni e cerco di dar loro la forma di pensieri che poi ti inoltro con la tastiera. Sono suggestioni? Pensieri miei che vesto di soprannaturalità? Spero tanto di no. Perché altrimenti la vita sarebbe davvero buia e vuota.
Io sono persuaso che queste sensazioni siano autentiche. Hai mai provato gli esercizi spirituali ignaziani? Sant’Ignazio di Loyola descrive molto meglio di me questo dialogo intimo con la parte spirituale. E ci avvisa che dobbiamo fare molta attenzione perché talvolta in queste “comunicazioni” si inseriscono delle “interferenze” (oggi cavalco la metafora delle onde radio, ma credo sia utile ricorrervi per meglio spiegarmi). I messaggi che riceviamo possono giungerci da uno spirito buono, ma anche da uno cattivo. Leggi, se non lo hai mai fatto, il capitolo sul discernimento degli spiriti di Sant’Ignazio. Io l’ho trovato illuminante. E nel tempo, avendo ripetuto più volte gli esercizi spirituali (in particolare gli EVO, Esercizi Spirituali nella Vita Ordinaria) ho imparato a destreggiarmi meglio in questo groviglio di sensazioni.
Sta di fatto che quando devo prendere una decisione e mi interrogo, ho ben presto chiara la via da seguire per affrontare un dato problema. Qualche volta la via che capisco di dover seguire mi viene congeniale, il più delle volte mi richiede uno sforzo notevole, perché io sarei naturalmente attratto dall’altra parte. Sebbene conosca la strada mi capita anche di impuntarmi e di scegliere deliberatamente di non seguire l’indicazione che ho provato. Prendo una mia strada che talvolta scelgo per comodità, altre volte perché davvero quella “giusta” sembra troppo ardua da perseguire. Ogni qual volta mi accade vengo anche colto da una sensazione di paterno amore. Io penso che Dio, un po’ come un genitore con il proprio figlio, stia scrollando la propria testa mentre sorride e mi guarda imboccare la strada che mi porterà ad inciampare. Ma non lo fa per cattiveria. Lo fa per amore. Egli ci ama così tanto che ci lascia liberi. Liberi di scegliere. Liberi di sbagliare. Ci consiglia e poi lascia che siamo noi a determinare la decisione. Senza rimproverarci quando prendiamo quella sbagliata. Ma amandoci anche allora. Ti dirò di più: ci ama e, un po’ come faceva il mio defunto papà, cammina a un passo da noi che percorriamo la via sbagliata, pronto a attutire il colpo che certamente prenderemo quando l’equilibrio verrà meno. Ecco l’amore che sento.
Ma io ti sto stordendo con parole e racconti che tu riterrai vaneggianti. Eppure sento (sì, sento!) che devo continuare. E allora ti racconto di quelle volte in cui la sensazione non si ferma ad un percepito vago, ma diventa qualcosa di più concreto. Questo accade quando il problema che sto affrontando è davvero difficile. È allora che avvengono dei piccoli e autentici miracoli il ricordo dei quali mi ha convinto pian piano a credere in Dio.
Alcuni sono avvenuti guidando. Ne racconto un paio nei miei libri. Una volta in un evento per me disperato, Dio mi ha regalato dieci minuti che hanno cambiato la mia vita. E se ora ti scrivo queste righe è anche perché quei dieci minuti sono trascorsi per tutto il resto del mondo, ma non per me. In un’altra occasione il Signore mi ha concesso di aiutare mio papà ammalato indicandomi dove trovar parcheggio. No ridere. Questo fatto te lo racconterò meglio in una delle nostre prossime conversazioni a voce, ma ti anticipo che quella fu una delle volte in cui la “voce” di Dio più sembrò ad una “voce”. Stavo accompagnando mio papà ad una visita; era l’inizio della sua malattia e ancora non avevamo una diagnosi. Così per qualche settimana consultammo specialisti di varie patologie. Ad un certo punto uno di loro, irraggiungibile ai più, stranamente mi concesse uno spazio di mezz’ora ma senza preavviso. Caricai il babbo in macchina e corsi da lui. Panico, non trovo parcheggio. Le condizioni della strada non mi permettono neppure di lasciare l’auto in doppia fila. Giro in tondo e mi dispero. Poi una sensazione netta, che di nuovo non era fatta di parole, ma di “pensiero puro”, chiaro, nitido e inequivocabile: “Vai nella strada parallela, troverai una chiesa, lì davanti ci sarà parcheggio”. Persa per persa seguii questa indicazione. La chiesa c’era e il parcheggio pure. L’unico per almeno un paio di chilometri (e mio papà non poteva camminare). Ma il miracolo non è questo. Non solo almeno. Facemmo la visita. Tornai all’auto. Ed anche a casa. Non conoscevo quella parte della città: Torino non è grande come Roma, ma ugualmente chi abita da un lato non sempre è pratico della zona diametralmente opposta al centro. Non pensai più per qualche tempo a quell’evento quando, dopo mesi, mi ritrovai a passare per quella strada. Vuoi sapere che cosa scoprii? Che lì non era mai esistita nessuna chiesa. Al suo posto solo palazzi. Ci sono tornato e ritornato, ho consultato mappe e navigatori. Niente. Quella chiesa, che avevo anche immaginato prima di vedere e che poi era apparsa esattamente come me l’ero raffigurata, semplicemente non è mai stata costruita. Questo è il miracolo.
Bisogna saperlo trovare il miracolo. Tante volte lo cerchiamo “nel parcheggio” e invece il miracolo vero si nasconde in qualcosa che sembra così normale come un edificio, ma che in realtà non c’è.
Potrei raccontarti altri eventi, alcuni addirittura più eclatanti di questi (ed almeno un paio decisamente più inquietanti). Altri (la maggior parte) più insignificanti, ma ugualmente tutti mi parlano della presenza di Dio. Che sento. Che ho imparato a riconoscere. Forse proprio perché sono aperto alla sua presenza. Perché non pongo limiti alla possibilità che davvero un edificio possa sorgere dal nulla. Perché sono convinto che la razionalità sia un freno e non un’ancora.
Ora ti ho davvero stordito con le mie chiacchiere. Ti auguro una buona notte e prego per te e tua moglie (poi ti racconterò della mia, ma qui si apre un altro capitolo). Intanto io torno a lavorare un po’.
Un abbraccio fraterno.
Alessandro Ginotta